Parrocchia Santo Stefano Tesserete 

Pieve Ambrosiana della Capriasca

 

 

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e della Pieve Ambrosiana di Capriasca

 

Lettera del prevosto dal bollettino parrocchiale Autunno 2016

 

Carissimi parrocchiani,

eccomi di nuovo a voi con la gioia di riprendere il cammino di un anno pastorale che sta per iniziare. Dopo una pausa di meritato riposo ci si appresta a riprendere le attività ordinarie e “straordinarie” dell’anno che viene.

Al di là delle diverse proposte che si possono formulare, tutte belle e interessanti, credo sia prima di tutto necessario “ricostituire” la comunità parrocchiale. Essa è, o dovrebbe essere, come una famiglia. Le dinamiche familiari si basano su rapporti vivi e costanti dei loro membri. Il che non significa assenza di conflitti, ma se e quando avvengono possono servire per la maturazione del “corpo intero”.

Sappiamo bene che quando giunge un nuovo parroco, le aspettative sono alte. Continuità,  novità e operosità a tutto campo sono le parole che tutti vorrebbero risuonassero nella Pieve. Al parroco è richiesta pedagogia, spontaneità e semplicità per trattare con i bambini; fantasia, aggiornamento e freschezza di contenuti per conquistare i giovani; equilibrio, serietà e competenza per un approccio con gli adulti; infine delicatezza, pazienza e comprensione per incontrare ammalati e anziani. Tutto qui. Tutto qui? Non mi sembra poco.

In questi due anni trascorsi in mezzo a voi ho avuto modo di intuire – non oso ancora dire “conoscere” – alcune dinamiche delle due parrocchie, alla presenza di numerosi oratori gestiti dai terrieri, ai diversi patriziati con i relativi gruppi, associazioni e movimenti che vi ruotano attorno. Una realtà piuttosto complessa e variegata che ha proprie usanze e tradizioni espresse da una fede semplice e genuina.

I miei iniziali interventi, più di carattere organizzativo che di contenuto, sono andati a toccare certi equilibri e certe abitudini che hanno causato reazioni e critiche neppur così velate nei miei confronti.

Sulla mia persona si possono avere, ovviamente, opinioni diverse e anche discordanti, ma non sta a me in questa sede formulare una sorta di “autodifesa”. So che la diplomazia non è il mio punto forte e il temperamento diretto e immediato alcune volte può disturbare qualcuno. I contrasti e le frizioni avute con alcuni parrocchiani si sono giocati su questo piano. Certe mie proposte, che ancora oggi ritengo evangeliche e ragionevoli, sono state semplicemente avversate senza un confronto franco e diretto al quale non è mia abitudine sottrarmi. Questo approccio, che può portare anche a modificare un giudizio iniziale, è certamente da privilegiare rispetto alla scappatoia della maldicenza e del pettegolezzo che avvelena e inaridisce i rapporti oltre che sfiancare le persone coinvolte.

Come iniziare allora questo nuovo anno pastorale?

Con la consapevolezza mia e vostra che se non ci rimettiamo continuamente in gioco e senza la necessaria collaborazione reciproca non riusciremo ad andare avanti e crescere. Da una parte bisogna togliersi l’illusione che si possa esigere tutto dal parroco e che se le cose non vanno bene è solo e comunque responsabilità sua. Dall’altra – e qui mi batto il petto e chiedo venia – una mia sempre più profonda attenzione a ciascuno di voi così come alla comunità nelle sue più diverse manifestazioni.

Proseguo volentieri il mio lavoro pur cosciente di non essere sempre in grado di fare tutto e nel modo che vorrei. Nel mentre ho visto e sperimentato una grande potenzialità in voi che sarebbe peccato sprecare. Per quanto mi riguarda oso chiedere nei miei confronti un po’ di benevolenza e stima anche nel caso in cui alcune mie parole o gesti risultassero talvolta inappropriati. Di questo ve ne sarò sempre debitore e riconoscente.

Don Gabriele

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Parrocchia Tesserete 2013