Parrocchia Santo Stefano Tesserete 

Pieve Ambrosiana della Capriasca

 

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Lettera di Monsignor Lazzeri Vescovo

della Diocesi di Lugano ai parrocchiani

di Tesserete e della Capriasca

 

 

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Lettera del Prevosto

«Poiché Iddio ci ha dato uno spirito non di timidità, ma di forza e d’amore

e di correzione. Non aver dunque vergogna della testimonianza del Signor nostro»

(2 Tm 1,7-8)

 

Cari parrocchiani

siamo appena entrati nel tempo di Quaresima e quindi ben incamminati verso la Pasqua nel tentativo di compiere quella conversione a cui siamo stati invitati in occasione dell’imposizione delle ceneri. 

Celebrare la Pasqua, la  festa delle feste, è accogliere nella propria vita di credenti la grande verità della Risurrezione di Gesù. “Se Cristo non fosse risorto vana sarebbe la nostra fede, vuota la nostra predicazione”, dice San Paolo.

Gesù il Messia è risorto ed è vivente per sempre in mezzo a noi. Credo che solo a ripeterlo questo annuncio riempia il nostro cuore di una gioia incontenibile. Sapere che Gesù è vivo per sempre, che ha vinto la morte, è motivo di incoraggiamento al superamento di ogni difficoltà.

Pasqua vuol dire passaggio. Storicamente è la festa della primavera che vince il gelido inverno. Biblicamente è il passaggio dall’umiliante schiavitù in terra straniera alla liberazione della terra promessa dove scorre latte e miele. Cristianamente è il passaggio dall’oscurità della morte alla vita nuova della Risurrezione.

E per noi che cosa è questa ennesima Pasqua  che celebriamo?

Credo che possa e debba essere il passaggio dalla paura, al coraggio, dall’incertezza all’audacia, dal quietismo al movimento. È vero che nella società c’è tanta incertezza e tanta paura di esporsi, di decidere.

Ha paura il bambino di crescere, perché vorrebbe rimanere sempre tale, coccolato e spesso viziato. Ha paura il ragazzo del giudizio degli altri e rimanere solo; paura di scegliere, lasciando che siano gli altri a farlo per lui.

Ha paura il giovane che preferisce tenere un profilo basso di vita, fatto di poco impegno, di nessuna presa di posizione e di evasione, giocando sui compromessi che minano la felicità vera.

Ha paura la coppia di dare spazio alla vita perché fatica a far quadrare il bilancio e una nuova creatura, che potrebbe aumentare la loro felicità e rendere più bello il mondo, viene mortificata.

Ha paura l’anziano del dolore, della solitudine, di non essere amato, della morte e allora si lamenta con tutti e per tutto.

E allora, piccoli e grandi, ci si agita lamentandosi come se tutto dipendesse dagli altri, dalla società, da chi ci governa, dalle calamità…

Anche i cristiani più impegnati non sono esenti dalle paure. Si può temere che Cristo chieda di più, si può aver paura di un impegno più grande nella comunità. Quasi che Cristo non fosse capace di darci molto più di quanto riusciamo a fare noi, con i nostri piccoli passi.

Ma tutte queste paure sono state vinte a Pasqua! “Non abbiate paura sono Io!.. ci ripete Gesù - Io sono con voi sino alla fine del mondo! Io ho vinto il mondo.”

La risposta è tutta qui: rinnovare la nostra fede nel Risorto e nella potenza della sua Risurrezione è il segreto della Pasqua.

Viviamo quindi senza paura con uno stile di vita che contesta questo mondo e questa società che non permette lo sviluppo e la promozione integrale della persona umana; uno stile di vita che stimola a vivere con gioia ed entusiasmo la propria vocazione.

La propria vocazione, che si rivela con la chiamata che Dio fa ad ognuno, è la risposta adeguata di salvezza a questo mondo di oggi.

Creare una cultura vocazionale, cioè un modo di concepire e di affrontare la vita come un dono ricevuto gratuitamente è ciò che propone l’esperienza della Pasqua.

Si tratta di scoprire che la vita è vocazione, cioè che all’origine della nostra vita non c’è il caso ma il disegno di Dio che per amore ci ha chiamati ad esistere, in un determinato ambiente, con delle doti di intelligenza e di cuore da sviluppare, da indirizzare verso un compito che lui ci ha affidato e iscritto nella nostra natura.

Possiamo quindi affermare che la vita è una chiamata di Dio a cui segue una risposta dell’uomo, che si realizza nell’apertura a Dio e agli altri e va vissuta come dono e compito.

Quale parroco esprimo il desiderio di vedere sempre più l’intera comunità vivere con “un cuor solo e un’anima sola”, ricca e articolata nelle sue membra, viva e operosa, sempre saldamente concorde nell’unico proposito della fede e della speranza cristiana.

Dal profondo del cuore voglio anche esprimere un sincero ringraziamento a tutti, per la collaborazione leale e generosa con cui mi accompagnate nel mio ministero di parroco. Spero non manchi mai la vostra collaborazione e il vostro aiuto nelle cose che riguardano la nostra parrocchia; una comunità che è, e deve essere, la casa di tutti e per tutti indistintamente, dove ognuno possa sentirsi a proprio agio.

Certamente non possiamo fermarci a quanto abbiamo già fatto. La Pasqua che celebriamo ci impegna ancor più ad andare avanti. Ci sarà ancora bisogno di aiuto e di cooperazione da parte di tutti per le tante esigenze che le diverse comunità locali richiedono. Non intendo solo nelle loro strutture materiali ma anche per i tanti bisogni formativi ed educativi soprattutto verso la nostra gioventù. Per tali bisogni materiali e spirituali è certamente necessario che tutti sentano che la parrocchia non è un centro lontano di servizi occasionali, ma un luogo di fraternità, un luogo familiare in cui si vive tutti come membri di una famiglia piuttosto che come ospiti di passaggio. Nella parrocchia dobbiamo sentirci tutti figli dell’unico Padre che è nei cieli e, nello Spirito, tutti fratelli dell’unico Maestro e Signore Gesù. Nella gioia della Pasqua chiedo a tutti di sentire questo legame forte; prego tutti di lavorare per fare sempre più belle, decorose, accoglienti e calde le comunità in tutte le sue strutture e in tutte le sue attività pastorali. Sono sicuro che capirete questo mio appello, perché solo una comunità in cui ognuno si sente responsabile in prima persona è degna di essere chiamata “parrocchia”. Dobbiamo tutti vincere la tentazione di sentirci disinteressati, indifferenti, distaccati. La fraternità cristiana viene dalla stessa fede che professiamo, dal messaggio del vangelo e dal battesimo che ci ha resi figli di Dio.

Con questo desiderio rivolgo a voi tutti l’augurio di una santa Pasqua.

 

Don Gabriele Diener

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Parrocchia Tesserete 2013